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sabato 25 giugno 2011

stelle e strisce.

Nelle nostre stelle-lune ho visto. Ma forse perché erano di carta quando si spostavano per seguirci tra le parole... forse era perché le tue rose d’ottone catturavano il sole.

L'amore:

“Sapete, dovreste essere più buono per sentire come il mio respiro sia a spostare le vostre stelle”

Forse le stelle dalle dita lunghe hanno freddo nastri vuoto e oro…

forse sono state tagliate e messe giù perché i loro sentimenti infioccavano il vuoto.

lunedì 2 agosto 2010

alla ricerca dell’ (in)felicità

apple_by_Paik666

 

Non so perchè oggi mi ritrovo a scrivere questo post, forse il motivo è che il giusto è l’ingiusto si confonde in un unica cosa. E’ qualcosa che è diventato troppo nebbioso per poterlo distinguere.

Quando dicono che dobbiamo cercare la felicità, che l’uomo debba aspirare ad essa l’argomento si fa un po’ contorno, ecco. Se pensassimo meno agli effetti collaterali, ad essere meno rigidi e a far venire a galla i sentimenti o i peccati, prendendoli come qualcosa che ci rende felici, il mondo non sarebbe di plastica. Diciamo che se eccedere ci fa sentire felici, – come mangiare ciò che voglia nelle quantità del nostro pensiero – allora è questa la felicita? E’ un po’ strano, no?

Non secca non mangiare quel tipi di roba, possibilmente che ti piace, che ti rende allegro, perchè qualcuno ti illustra incomodamente quello che potrebbe accaderti se mangi troppo di questo o di quello? Oh, per carità non dico che per essere felici dobbiamo essere obesi o anoressici ( e già qua si rivolta la moneta! hihihi ).

Ti guardi allo specchio e ti vedi al contrario… vorresti essere migliore? Felice forse? Sarebbe stupendo se gli altri non esistessero – in questi casi – ostacolano davvero il nostro modo di essere migliori, per noi. Perchè se qualcuno non t’avesse mai detto che se mangi caio diventi tizio allora non starebbe il problema. In questi tempi leggo Chocolat della Harris, libro stupendo, che consiglio vivamente, e allora là sta il discorso. Forse chi l’ha letto può capire di cosa parlo, è un fatto di giusto sbagliato, nella nostra civiltà il giusto sbagliato non esiste più, siamo schiavi di plastiche che ti additano d’essere colpevole per aver attinto alla felicità. Si pensa che la felicità sia… un tesoro troppo lontano, un isola d’oro sul mare d’inchiostro, mentre l’abbiamo a portata di mano rosicchiando una succosa mela ( vi piace quella li sopra? a me si  ). C’è il fascino che può dare il cibo, quello che può dare un videogioco, quello del pc, quello del libro, quello di sentirsi belli a costo di disintegrarsi, c’è quello di fare tutto o niente. Ognuno, come un medicinale, ha effetti collaterali.

Il mondo è di plastica, amici miei, e noi siamo gli effetti collaterali.

divisoriuno Ieri mi sono iscritto a EFP, sito di fan-fiction ( per esempio i racconti sulle canzoni delle indica sono song-fic ) e originali. Devo dire che è un po’ difficile saperlo usare, ed adattarsi, leggere tutto il regolamento ( colgo occasione per ringraziare le zia ^^ ) capire le sezioni eccetera… secca trasformare i racconti in html, benchè ci voglia un attimo ad aprire il programma o utilizzare blogger… però da molta più visibilità, credetemi, davvero utile, per il momento aspetto recensioni… con un po’ di fortuna qualche contatto. Anyway, la mai pagina è questa:  http://www.efpfanfic.net/viewuser.php?uid=106603

Per il momento là ci sono le prime revisioni dei primi due racconti, appena ho tempo posto gli altri, e se avete voglia di un po’ di visibilità per le vostre storie iscrivetevi!

A presto ;).

sabato 31 luglio 2010

Forse...

Beh, alcuni lo darebbero da vigliacchi, altri no, poi pensatela come volete.
Soltanto che talvolta è meglio lasciarsi alle spalle qualcosa che si ha bisogno di non voler guardare più. Si ha voglia di nuovo, chi non nè ha mai avuto voglia? 
Cambiare il template non mi sarebbe servito, no già. Nemmeno cancellare i post che non mi piacevano sarebbe servito a qualcosa, e poi mi sono detto che questo era il mio spazio... qualcosa in cui dovevo starci comodo. Forse è proprio che la mia testa, le mie idee, che si mutano senza esito a rendere scomodo il mio angolino. Avevo un bisogno, irrefrenabile, di scappare da quella che consideravo vecchia realtà. Non cancellarle, bensì dimenticarle, come chiuderle dentro un cofanetto, mettere la chiave nella toppa e girarla, poi gettare questa in un pozzo, ascoltarne il rumore che emette appena tocca terra.
Forse ho sbagliato, forse fra qualche tempo me ne pentirò, ma oramai ho deciso... 
Stavolta il vento mi ha indotto qui, adesso lo sfiderò a spodestarmi; se ci riesce.